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Francesca Di Virgilio

Il mio interesse per la psicologia nasce in adolescenza. A sedici anni, appassionandomi alla lettura del grande scrittore russo Dostoevskij, profondissimo esploratore dell’animo umano, cominciai a capire cosa fare “da grande”. Non sapevo allora di aver già incontrato un maestro, precursore della psicoanalisi ed esperto della sincerità verso se stessi, ma me ne lasciai guidare, seguendo un’intuizione. Non ebbi dubbi e mi iscrissi al corso di Laurea in Psicologia, presso l’Università “La Sapienza” di Roma. In quel tempo si migrava verso la capitale per studiare Psicologia, visto che Napoli non aveva ancora una sua facoltà.

Gli studi di Roma davano risalto, come mi aspettavo, alla corrente psicoanalitica ma io nel frattempo mi ero allontanata dalla spinta originaria e mi sentivo meno interessata alla psicologia del profondo. Come giovane dal tratto ribelle e con il senso dell’ingiustizia sociale ero attratta dal “lavoro sul campo”, dall’intervento nel sociale e dalle minoranze disagiate. Rientrata a Napoli dopo la Laurea, desideravo lavorare e soprattutto sperimentarmi in “prima linea”. Trovai rapidamente lavoro in una Comunità per Ragazze Madri e in un Centro di Riabilitazione Psicomotoria. Queste realtà mi misero immediatamente in contatto con specifiche dimensioni del lavoro psicologico in ambito sociale, quale minori abbandonati, verifica e recupero di capacità genitoriali, incontri di rete con le istituzioni, assiduo lavoro d’equipe. Fu allora, di fronte a tale complessità, che decisi di specializzarmi in Psicoterapia Sistemico-relazionale. Il lavoro che svolgevo mi richiedeva infatti strumenti teorici e di intervento più fluidi nel cogliere la prospettiva relazionale, il rapporto individuo famiglia, individuo gruppo, individuo istituzioni. E’ presso l’IPR, Istituto di Terapia Relazionale di Napoli del Prof. Gino Baldascini, dove appunto mi specializzai, che compresi la logica del funzionamento dei sistemi complessi, imparando a cogliere il rapporto tra gli elementi di un sistema e la loro intricata circolarità.

Nel frattempo le mie terapie personali mi aprivano a vari campi di interesse: lo studio dell’Enneagramma, che ancora uso nel lavoro clinico come modello di diagnosi del carattere; la terapia delle gestalt con Antonio Ferrara, attualmente direttore della Scuola di Specializzazione in Terapia della Gestalt e Analisi Transazionale; le tecniche di lavoro corporeo di Lowen e ancora lo studio del femminile secondo la psicologia junghiana.

La mia prospettiva sull’essere umano si è ulteriormente ampliata grazie all’incontro con Claudio Naranjo e la sua ricerca sui caratteri umani, con Alejandro Iodorowskj e la sua “psicomagia” e con vari altri esploratori della psiche di grande impatto e intenso valore. Ogni incontro mi ha dato la possibilità di aprirmi e di imparare. Chi si occupa del benessere altrui si muove in bilico tra il dono di sé ed il rigore di un metodo.

Il percorso con Antonio Ferrara (che utilizzava la drammatizzazione teatrale nei seminari di gruppo) e l’approfondimento del lavoro di Jodorowsky (che è tra i fondatori del “teatro panico”) hanno significativamente spostato la mia curiosità clinica verso il potere terapeutico e trasformatore del teatro.

Cosi quando Massimo Doriani, amico e collega, inaugurò a Napoli la prima scuola napoletana di Specializzazione in Psicodramma Analitico (dell’Istituto Mosaico Psicologie presso l’Accademia Imago), ne entrai attivamente a farne parte, diventandone poi docente. La Scuola di Psicodramma Analitico forma psicologi nell’uso della Psicoterapia con lo Psicodramma, una tecnica terapeutica secondo me potentissima, centrata sulla drammatizzazione teatrale. Lo Psicodramma Analitico riannoda le fila della mia ricerca personale e di studio, coniugando l’interesse cominciato in adolescenza per la cura del profondo, e le tecniche attive di drammatizzazione, apprese nelle mie esplorazioni successive, nelle quali “azione”, uso del corpo, espressività, ricerca delle spontaneità diventavano dispositivi cardine dei processi di consapevolezza e benessere.

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